Blog vacanze luglio 2012-1° giorno


 26 luglio 2012  (sera)

Diario di bordo 1° giorno

Siamo partiti da Genova verso le 10 del mattino: due macchine, due stili di guida, due conversazioni differenti, un’unica meta: il Senese. Dio, non imparerò mai il nome di questa località, domani provvederò a copiarlo, fino ad allora resterà il Senese, vago e splendido come un quadro di Van Gogh, con le sue colline di mille sfumature di colore, che, come dorsi di cavalli, si rincorrono nell’aria limpida. Bello, bello, dirlo e non stancarsi mai. Ora è tardi, qualcuno ancora chiacchiera sul bordo della piscina, ma la maggior parte di noi è nelle stanze. Saturi di emozioni e di bellezza abbiamo ceduto al sonno o forse alla riflessione. Ognuno nel suo letto coltiva i propri sogni o forse le sue paure. Forse queste si sono allontanate spinte ai margini della coscienza dalla bellezza del paesaggio e dalla gioia della compagnia, forse.

Ciarlieri, vocianti, ridanciani; dal mattino in un crescendo siamo arrivati fin quassù e possiamo guardare in basso e intorno ammirati e scherzosi e la forza di gravità si stempera appena e più leggeri procediamo. Non è importante la meta, ma stare assieme sì.

Oddio, la meta è questa ed i dintorni; c’è tanta bellezza intorno che un posto “vale” l’altro.. però domani andremo a Volterra che immagino arroccata e severa come penso fosse la civiltà etrusca.

Torniamo ad oggi: la macchina sulla quale viaggiavo era guidata da Massimo, fratello amatissimo di Gio: guida bene.

Autostrada, autostrada, autostrada ed autogrill: gabinetto, panino e birra.

Di cosa abbiamo parlato in macchina non lo ricordo, di tutto un po’ direi, poi, usciti dall’autostrada ho cominciato a “sentire” il viaggio e la tensione che il navigare mi comporta. Nello stesso tempo il paesaggio mi ha rapito. Prima di giungere nei paraggi, solo le cave, a Carrara, le montagne scabre, ferite e maestose mi avevano strappato un commento fatto di ammirazione reverenziale, per il resto, la Toscana è come mille altre campagne, tranne che qui.

Ero seduta davanti, la mia schiena.., mi sono ritrovata navigatore: un disastro, però abbiamo riso tutti. Valter ha parlato poco un po’ perché è nella sua natura, un po’ perché io esagero: chiacchiero, chiacchiero e chi mi ferma più. Questo stando bene e stando male, purtroppo; oggi, però, stavo benissimo.

Nonostante la navigazione a balzelloni, meno male che Giovanna ricordava la strada, siamo giunti sullo sterrato che si inoltra nella tenuta. Boschi e radure e, incastonate nei verdi, gialli e marroni della terra e degli alberi, casali accuratamente ristrutturati, ville di pietra i cui colori si abbinano a quelli del paesaggio creando una continuità tra natura e architettura rispettosa e limpida, sorgevano, sbocciavano e mi riempivano gli occhi di meraviglia e di ricordi. Tra Siena e Firenze molte gioie e l’amore, molti anni fa. Siamo giunti alla meta ed abbiamo battezzato immediatamente il posto spaccando una ciotola di terracotta che, a guardia della casa, costeggiava il muro. L’abbiamo anche già ricomprata, ma mi ha stupito con quanta velocità e solerzia siano giunti a controllare il danno. In verità lo so: è la manutenzione il segreto di un uso/possesso soddisfacente. La ricchezza consente con meno difficoltà di occuparsene.

C’è la piscina, io non ho neanche il costume, l’acqua: paranoia; mai come oggi, aggiungo, per qualche attimo terrore. Superato; mi è bastato guardare altrove.

Tutti a sguazzare nell’acqua io a fare foto. Ho la sindrome del giapponese. Tutti a sguazzare e a ridere, chi più chi meno disinvolto, chi abbandonato all’acqua chi circospetto, ma tutti allegri, come fare conoscenza col posto e prenderci la mano. Solo Gabriele, come me, niente bagno; lui bandana e occhiali a specchio, jeans al ginocchio ed infradito.

Oltre i lettini tipici ci sono, a bordo piscina, delle poltrone di una sostanza plastica che non so dire, bianche e comode: ne abbiamo sfondata una. Però, a onor del vero, era già crepata. Comunque danno numero due, e siamo qui da pochissimo.

Provano ad accendere il televisore: non va! Evviva, non l’abbiamo rotto noi! Siamo giunti a quota tre e siamo a posto, possiamo stare tranquilli per il resto della vacanza.

Siamo andati a ricomprare la ciotola, 60 cm. di diametro, pesantissima, in una bellissima manifatturiera di cocci e ceramiche, l’abbiamo caricata in macchina e via verso un paesino medioevale (del quale non ricordo il nome, ah, Casole d’Elsa)

Lì, con le foto, mi sono scatenata, speriamo che la metà siano degne di essere conservate, ma non ne sono certa. Scorci, tetti e abbaini, tettucci e vicoli tutto in uno splendido e armonico cotto rossastro e in pietra viva. Poi terrazze che aprivano il paese e gli sguardi a colline, uliveti e vigne e gialle stoppie di grano.

Ho comprato tre cartoline, penso anche a chi ho lasciato a Genova e voglio che lo sentano.

Siamo tornati facendo un’altra strada che, pur sbagliata, ci ha portato a destinazione; c’è un dedalo di stradine che si intersecano e si incrociano e che portano tutte qui. Comodo, no?

Fremendo abbiamo aspettato la cena e, non appena pronta ci siamo precipitati a tavola. La signora Mirella ci ha preparato un ottimo pasto che abbiamo sbafato come se fossimo digiuni da giorni; anche questo ci è peculiare.. ci piace mangiare e mangiamo anche troppo (purtroppo!)

L’interno del casale è arredato con mobili di pregio e l’attenzione ai dettagli è accuratissima, anche dentro, come all’esterno tutto si sposa in una fusione armonica. Entrando io ho avuto un po’ di soggezione, non sono abituata ad ambienti tanto belli e raffinati.

Ora è passata, però; sono seduta ad un bel tavolo sul cui piano è intagliata una scacchiera con il mio computer tra le mani ed attorno a me fanno bella mostra le mie cose abbandonate un po’ disordinatamente sui mobili. Familiarità. Silvia dorme di là ed è vero russa leggermente, ma io dormirò tranquilla del mio sonno pesante e spero ristoratore, senza accorgermene.

Ora tutti sono andati a letto ed il silenzio è quello pieno della campagna e mi tiene compagnia. Sono le 23,25, tra poco andrò a dormire e come disse Rossella O’Hara: domani è un altro giorno.

Ah, dimenticavo, non si fuma in casa!!